Una delegazione USB ha partecipato, il 24 e 25 giugno, all'iniziativa internazionalista organizzata dal Pame a Salonicco

Sabato 24 si è tenuto il corteo del Pame che ha riempito il centro di Salonicco con una massa compatta e determinata di lavoratori, studenti, pensionati e militanti arrivati da tutta la Grecia, a cui abbiamo partecipato insieme alle altre delegazioni sindacali internazionali venute da Perù, Siria, Turchia, Palestina, Serbia, Macedonia, Egitto e Cipro.

 

Una manifestazione che ha dimostrato come la coscienza di classe in Grecia sia viva e forte: il numero di lavoratori presenti era impressionante (più di 30.000) ma ancora di più lo è stata la compattezza nel condividere il tema del corteo. Non si trattava infatti di problematiche aziendali o sociali specifiche, ma di individuare una causa comune, la fonte primaria dell'incalzante privazione di diritti, salario e possibilità di vita che colpisce il popolo greco come tanti altri in Europa e nel mondo.

 

Il fulcro del corteo era infatti la lotta contro l'imperialismo, in tutte le sue forme, e non come concetto astratto o teorico ma concretamente identificato nella Nato, negli USA e, non meno importante, nell'Unione Europea.

 

Le ultime vicende politiche greche - su tutte il tradimento di tsipras nei confronti della volontà popolare espressa nel NO al referendum del 5 luglio 2015 - dimostrano come sia necessario che un'organizzazione che ha come obiettivo l'emancipazione dei settori popolari si interroghi su quali dinamiche e soggetti stiano causando il perdurare della crisi e l'inasprirsi dei suoi effetti, e fornire alla classe di riferimento gli strumenti di comprensione e azione contro questi soggetti.

 

Sicuramente in Grecia gli effetti della crisi, particolarmente devastanti, hanno messo in luce la contraddizione di un'UE i cui governanti parlano di progresso e pace sociale mentre spingono gran parte della popolazione, addirittura interi stati membri, sull'orlo della rovina.

 

Il merito indiscutibile del Pame è quello di aver saputo far comprendere da subito tutto questo a una parte consistente del blocco sociale, indicando nella crescente competizione globale tra blocchi, che sempre più sfocia in una tendenza alla guerra (militare ma anche economico-finanziaria) una delle principali cause dell'impoverimento generale e del taglio a salari e welfare per investire spesso in tecnologia bellica.

 

Questo è stato il contenuto degli interventi, compreso quello del segretario del sindacato serba sloga, che ha parlato a nome delle delegazioni internazionali, ma anche degli slogan e canti scanditi all'unisono da tutti i partecipanti.

 

Questi temi sono stati approfonditi il giorno dopo, durante l'assemblea internazionalista tenuta alla casa dei sindacati. Sono emerse, pur nella specificità dei paesi rappresentati, delle linee generali che non si possono ignorare: oltre all'inasprirsi di contesti bellici dal medio oriente alle porte dell'Europa, un tema preponderante è quello dello sfruttamento delle risorse materiali e produttive a discapito delle popolazioni. Una gestione dei profitti sempre più centralizzata a livello continentale e monopolizzata da élites finanziarie internazionali, che blocca lo sviluppo e la distribuzione della ricchezza in sempre più paesi. Dall'America Latina all'Africa, dal medio oriente agli stati mediterranei dell'UE fino ai balcani, cannibalizzati dalle potenze occidentali fin dal conflitto nel '91, un chiaro attacco della Nato nei confronti della Jugoslavia. Oggi quest'area è territorio di sfruttamento tramite la delocalizzazione produttiva delle fabbriche occidentali, in particolare in Serbia di molte imprese italiane, con salari ai minimi termini (150-200€ al mese) e cosi pure i diritti sindacali e contrattuali (in una fabbrica geox i lavoratori sono stati costretti a indossare pannolini perché non hanno pause per andare in bagno, esattamente come succede alla fiat in Italia).

 

Quello dei diritti e della democrazia sindacale è stato un altro tema portante, riscontrando come quasi dappertutto sia forte la repressione e delegittimazione, governativa e padronale, dei sindacati che lottano per i diritti, privilegiando la complicità di sindacati asserviti alle scelte dei governi, con un esempio estremo nel caso palestinese, dove il tentativo di costruire organizzazione indipendente per gli interessi dei lavoratori è fortemente osteggiata dall'aggressività del governo israeliano e dalle molteplici forme di corruzione che esso opera sia verso l'Autoritá che verso il popolo palestinese.

 

Altri temi ricorrenti sono stati lo sfruttamento e controllo militare costituito dalle basi Nato disseminate in sempre più stati, cosi come la strategia imperialista di scatenare o incrementare conflitti in stati o aree geografiche in tensione, per interessi di controllo, dominio e sfruttamento (emblematici i casi di Turchia e Siria).

 

Da ultimo, ma non per importanza, è stato sottolineato come i blocchi imperialisti facciano uso criminale e strumentale dei grandi flussi migratori che hanno origine proprio nella strategia di sfruttamento e dominio economico anche attraverso i conflitti interreligiosi e interetnici che costringono tanti a fuggire dal proprio paese. Non c'è scrupolo nell'utilizzare questi uomini e donne come esercito industriale di riserva, senza diritti e sfruttabile fino all'osso.

 

Per tutte queste ragioni è stata rilanciata con forza da tutti i partecipanti l'importanza di una forte unità e solidarietà internazionalista, che trova strumento concreto di organizzazione e azione nella Federazione sindacale mondiale, di cui erano presenti il presidente Valentin Pacho e il segretario Georgos Mavrikos.

È condiviso l'impegno a rafforzarla, nelle connessioni tra le organizzazioni aderenti e con un piano di analisi e azione unitario, coeso.

In questo senso si sono espresse proposte concrete:

- Un'assemblea pan-europea a Bruxelles sul ruolo di ue  

- giornate di azione sindacale congiunta contro la guerra imperialista, in solidarietà con i popoli di Palestina, Siria, Cuba Iraq, Libia.

- campagna di solidarietà con migranti e rifugiati

- azione congiunta per far fronte agli attacchi ai lavoratori, dai licenziamenti alle intimidazioni e privazioni di diritti basilari.

Per concludere, riportiamo un passaggio dell'intervento introduttivo del segretario del Pame: "come i lavoratori non devono accettare di abbassare i loro salari per il profitto dei padroni in tempi di pace, cosi in tempi di guerra non devono accettare di morire per diventarne il cibo" ed infine lo slogan più sentito durante il corteo, chiarissimo nella sua semplicità: uno solo è il nemico, il suo nome è imperialismo.

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